• Germogliare. Fresco perpetuo rincorrersi, da imparare, assecondare. Alziamo le braccia nodose, apriremo le mani a lasciarle fiorire. E che si sollevino accese, protese a conoscere il sole. Seguiremo le linee del cielo, sperando che sia dalla nostra parte. E tu, sbadiglio del vento, sei esile come certi steli d’erba, come quei fiori che pretendono di non appassire mai. Sei un abbraccio mancato, sinuosa foglia caduca. Ti sorprendo confusa nel migrare del polline, e mi perdo a mia volta. Io che non so dove mettere radici, né quali semi ho affidato al frusciare dei prati. Saranno fiori o malerba? Il responso lo portano in dono le stagioni, mai dome. Aspetteremo, docili davanti alla tregua di queste colline. Ma in alto le ombre si addensano, cupe sul nostro procedere; un annuncio di mormorare celeste. Tremi come le foglie. Una goccia sulle tue labbra, aride: ambascia del nostro domani, e poi giù sulle braccia, giù sopra i rami. Sgrondano sul nostro rigoglio. La pioggia non viene a irrigare le bocche riarse, è qui per le spalle, per la nostra pelle sommessa. Erode. Sfuria sui clivi e le distese ferite, allaga i canali delle tue costole. Dilaga sopra le alghe, sull’ondeggiare delle chiome spaurite. E noi ci scioglieremo fradici come capelli allo scrosciare del suolo. Ci sgretoleremo sotto i colpi del temporale, come la corteccia sedotta dai lampi e le frane sui campi sconfitti. Ci frantumeremo fino a mescolarci alla terra, a non essere più. Seminando il passato daremo nuove radici. E che la pioggia ci benedica a vederci perduti, disseminati tra i prati. Benedica le nostre ossa al nuovo sorgere del sole, la fertile ostinazione del loro perpetuo germogliare.

    Matteo Mammucari
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    TERRAMADRE fa parte del percorso artistico “Metamorfosi” del collettivo fotografico “eco.”
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