• Ho cercato riparo.
    Il gelo che tu vedi si è inoltrato oltre le mie porte, l’ho accolto con un caldo abbraccio e l’ho lasciato radicare. Dentro la mia testa. È qui che ghiacciano i pensieri, giacciono le parole. Come posso raggiungerti, adesso? La lastra che ci divide l’ho eretta, eletta a riparo dai rovesci, dalle tormente e dai tormenti. Dagli assenti. Tu mi mostri le tue mani, le lanci come un ponte per venirmi ad incontrare. Credi che possa bastare. Io ti offro la mia nudezza a garanzia di un avvenire, mi ti mostro cruda, pulita e sincera, ma l’unica cosa vera è che non c’è più niente da scoprire. Con quanti abbracci pensi di potermi coprire? Attraversare questa distesa desolata, mio sconsolato nevaio, è un’incrinatura che stordisce. Ghiacciai, nevischio, crepe: solo specchi che mi trascinano indietro. Batto contro il vetro. Era un nido ed ora è una prigione. E tu, credi davvero di potermi scaldare? Fin dove sapranno spingersi le tue dita rampicanti? Se il mio cuore si accende, la mente lo saprà addormentare. Puoi istigare la mia pelle, ma non mi consola nell’arido invernale. Questo gelo, il mio gelo, non conosce tepore. Il freddo è uno stato mentale.

    Matteo Mammucari
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    “Il freddo è uno stato mentale” è stato premiato l’ottobre 2011 presso la Domus Talenti di Roma con il PREMIO D’ARTE INTERNAZIONALE “ARTPRIZE”
    2011.